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Xiaomi non aggiorna più il Mi 9T ma, grazie al modding, abbiamo installato Android 12

Arrow OS 12 Xiaomi Mi 9T

Il supporto software a un determinato smartphone dura al massimo due anni nel caso si tratti di un modello di fascia bassa o media, 3 anni nel caso appartenga alla fascia alta. Purtroppo tale finestra di aggiornamento è solo una frazione di quella che potrebbe essere se le aziende si impegnassero nello sviluppo di aggiornamenti. L’esempio pratico lo abbiamo avuto con il nostro Xiaomi Mi 9T che ormai è uscito dal giro degli aggiornamenti ufficiali. Non volendo rinunciare ad esso, abbiamo deciso di affidarci al modding e installare Android 12.

In particolare, abbiamo installato una Custom ROM chiamata ArrowOS 12.0 che non solo ci ha permesso di accedere all’ultima versione del sistema operativo disponibile ma anche di installare le patch di sicurezza di febbraio 2022.

Lo Xiaomi Mi 9T è stato lanciato con MIUI 10 e Android 9 ed è stato aggiornato fino alla MIUI 12 basata su Android 11. Grazie al modding però, abbiamo superato la limitazione di Xiaomi. Paradossalmente, oltre che per il rapporto qualità prezzo degli smartphone Xiaomi di fascia alta, consigliamo l’acquisto di questi smartphone perché sono amati dalla community del modding e non verranno lasciati indietro per anni e anni.

Per quanto riguarda l’installazione di Arrow OS 12.0 sul nostro Xiaomi Mi 9T, inizialmente abbiamo dovuto sbloccare il bootloader utilizzando il software Mi Unlock fornito direttamente da Xiaomi. Dopo di che, abbiamo installato la recovery custom TWRP (qui la nostra guida passo passo) e, subito dopo, abbiamo flashato Arrow OS 12.0 (qui la nostra guida passo passo).

Arrow OS 12.0 è disponibile sia nella versione “vanilla” priva dei servizi Google sia nella versione che li comprende. Il primo flash lo abbiamo fatto della versione “vanilla” e l’abbiamo usata per un paio di giorni senza riscontrare alcun problema. Dopo, abbiamo flashato la versione completa di Google Apps e, seppur con un piccolo aumento del consumo energetico (i Play Services si fanno sentire) e una piccola rinuncia alla privacy (qui le migliori alternative open source alle Google Apps), ci siamo ritrovati con uno smartphone rinato e completamente aggiornato.