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Ecco i ricavi degli sviluppatori che pubblicano le loro app su Huawei AppGallery

Huawei no Google Mobile Services 16 maggio 2019

Da quando Huawei si è vista sorpresa dalla disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, ha cercato di trovare un sostituto dell’ecosistema di app di Google. Mentre il suo HMS Core sta già facendo un lavoro decente in alternativa ai Google Play Services e sul fronte delle mappe ha raggiunto un importante accordo di collaborazione, lo stesso non si può dire dell’AppGallery dell’azienda.

Un’analisi approfondita del AppGallery Joint Operations Service Agreement mostra però come Huawei stia cercando di invogliare gli sviluppatori riducendo la propria percentuale di ricavi.

In particolare, abbiamo scoperto che Huawei distingue fra tre categorie per il suo sistema di incentivi: istruzione, giochi e altro. Le app Education su AppGallery riceveranno una fetta dell’80% delle entrate che generano sulla piattaforma di distribuzione di Huawei, mentre le altre due categorie ottengono il 70%.

Le differenze diventano più definite subito dopo che uno sviluppatore si è unito alla piattaforma: le app appartenenti alla categoria Education su AppGallery riceveranno il 100% delle entrate tra il primo e il dodicesimo mese. Successivamente, le applicazioni educative ottengono ancora il 90% mentre altre app raccolgono l’85% per altri dodici mesi. I giochi hanno diritto all’85% durante tutti i 24 primi mesi.

Sul Google Play Store e sull’App Store di Apple ricordiamo che la percentuale che rimane agli sviluppatori dopo le trattenute è del 70% (Apple dà l’85% ai servizi in abbonamento dopo i primi 12 mesi).

La mossa potrebbe certamente attirare le software house più piccole che offrono app a pagamento o si basano su acquisti in-app per sostenere lo sviluppo ma la domanda rimane se attirerà anche tutti i grandi studi.

Quasi sicuramente non vedremo app Google nello store Huawei, ma Microsoft, Amazon, Snapchat, Reddit e molti famosi sviluppatori europei hanno già aderito. L’elenco dei principali assenti comprende però Facebook, Twitter e Spotify.

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