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Bluetooth: cos’è e a che cosa serve?

Bluetooth

Quando leggiamo le schede tecniche dei moderni smartphone, troviamo praticamente sempre la connettività Bluetooth. Banalmente sappiamo che serve a scambiare dati fra due o più dispositivi ma come funziona? 

Breve storia del Bluetooth

Prima di addentrarci sulle sue funzionalità, partiamo dall’inizio. Il nome Bluetooth è stato ispirato da Harald Blåtand, re scandinavo del 900 d.C. per il fatto che egli fu un abile diplomatico che riuscì ad unire molti popoli scandinavi, così come la tecnologia wireless che conosciamo tutti mette in comunicazione vari dispositivi.

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Questa tipologia di connessione è stata sviluppata da Ericsson che, dopo alcuni anni di ricerca e sviluppo, si unì ad altre aziende (tra cui IBM, Intel e Nokia) formando il Bluetooth SIG (Special Interest Group). Nei primi dopo la sua creazione, il Bluetooth era utilizzato per collegare, senza l’utilizzo di alcun filo, diversi device tra cui stampanti e computer. Tuttavia, era attanagliato da un problema molto grave: i consumi energetici.

Bluetooth

Un grosso problema oramai risolto

Il trasferimento continuo di dati faceva abbassare drasticamente la quantità energetica di un device portatile, rendendolo praticamente inutile dopo poche ore. Con lo svilupparsi delle versioni successive, questo difetto è stato pian piano risolto fino ad arrivare al Bluetooth 4.0 o Bluetooth Smart, in grado di garantire velocità di trasferimento dati molto elevate e consumi praticamente quasi nulli. Anche la distanza di trasferimento è aumentata col tempo, raggiungendo adesso pure i 100 metri.

La spiegazione sul funzionamento tecnico sarebbe abbastanza complicata e molto lunga. Qui di seguito vi lasciamo uno stralcio di descrizione presente su Wikipedia. Per maggiori informazioni, vi basterà recarvi sulla pagina dell’enciclopedia.

La tecnologia Bluetooth prevede di sincronizzare la maggior parte delle operazioni con un segnale di clock in tempo reale. Esso serve, ad esempio, a sincronizzare gli scambi di dati tra i dispositivi, distinguere tra pacchetti ritrasmessi o persi, generare una sequenza pseudo-casuale predicibile e riproducibile. Il clock Bluetooth è realizzato con un contatore a 28 bit che viene posto a 0 all’accensione del dispositivo e subito dopo continua senza fermarsi mai, incrementandosi ogni 312,5 µs (metà slot quindi). Il ciclo del contatore copre approssimativamente la durata di un giorno (312,5 µs × 228 23,3 ore).

Ci affidiamo anche a Linus Sebastian per una spiegazione molto chiara e semplice. 

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